La "ricchezza" dei Comuni

La classifica dei redditi medi nei Comuni italiani

Avellino è al 97esimo posto in classifica a livello nazionale con un reddito medio per contribuente di 11.058 euro.

Ayas, in Val d'Aosta, è il Comune più ricco d'Italia. Il più povero: Platì (Calabria) dove si vive con 4mila euro a testa.

Da notare che San Mango ha un redditio medio di 9.419. La cosa che pero' deve far riflettere, non è tanto il reddito fine a se stesso, ma la variazione di quest'ultimo nell'arco di un decennio che è NEGATIVA! (pari nello specifico al - 3,3 %). Ma complimenti!


Su E-bay ho trovato nella sezione "arte e antiquariato" una reliquia del 1700 di San Teodoro Martire. L'annuncio dice: " Piacevole teca / reliquiario di metallo chiusa sul fronte da un antico vetro soffiato.
Nell'interno una bellissima e accurata decorazione di filo d'argento ,,carta dorata e stoffa colorata ,accoglie e circonda la Santa Reliquia con la scritta in latino su :"S.Teodori M."
Nel retro un sigillo di ceralacca garantisce l'integrità della reliquia, i fili serici che sigillano la teca sono intatti."

Il tutto al prezzo di Euro 120.


Tra una settimana qui a San Mango s/C festeggiamo il nostro patrono San Teodoro Martire.
Per chi è un "profano" e non conosce la storia e le origini del Santo, puo' in seguito leggere alcune notizie in merito

A tutti i sammanghesi invece "lancio" un quesito: "Secondo voi è giusto che un soldato romano quale era San Teodoro martire indossi un elmetto dei carabinieri!?! A voi l'ardua sentenza.

San Teodoro di Amasea:
Originario dell’Oriente, arruolato nell’esercito romano, era stato trasferito con la sua legione nei quartieri invernali di Amasea (Anatolia) al tempo dell’imperatore Galerio Massimiano.
Improvvisamente fu promulgato un editto per cui si ordinava ai soldati di sacrificare agli dei; Teodoro che era un cristiano si rifiutò nonostante le sollecitazioni del tribuno e dei compagni; gli fu concesso un tempo per ripensarci ma egli ne approfittò per incendiare il tempio di Cibele (Madre degli dèi) che sorgeva al centro di Amasea presso il fiume Iris.
Ricondotto in tribunale fu torturato con il cavalletto e poi gettato in prigione a morire di fame, lì ebbe celesti e confortanti visioni, infine fu condannato a bruciare vivo, ciò avvenne il 17 febbraio probabilmente fra il 306 e il 311 d.C. Il suo sepolcro stava in una piccola località Euchaite vicino ad Amasea (odierna Aukhat in Turchia) che nel secolo X fu chiamata anche Teodoropoli.
Le notizie della sua vita ci sono pervenute da un discorso pronunciato da s. Gregorio di Nissa nella basilica che sorgeva già nel IV sec. ad Euchaite nel Ponto ove era il suo sepolcro. Discorso poi confermato in una ‘passio’ greca di poco posteriore.
Il suo culto si propagò in tutto l’Oriente cristiano e successivamente nell’impero Bizantino. In Occidente la prima traccia di un culto a lui tributato deve considerarsi il mosaico absidale tuttora esistente nella basilica dei santi Cosma e Damiano al Foro Romano eretta nel 526-30.
Monasteri a lui dedicati esistevano già alla fine del secolo VI a Palermo, Messina, Ravenna, Napoli; a Venezia fino al sec. XII fu invocato come patrono della città e poi sostituito con s. Marco.
Secondo un’antica tradizione il suo corpo fu trasferito a Brindisi dove è conservato in un’urna –reliquiario di argento nella Cattedrale. Venezia lo ricorda nelle figure di una vetrata e nel portello dell’organo di due chiese e poi anche con la colonna posta in piazzetta s. Marco sulla cui sommità vi è una sua statua in armatura di guerriero, con un drago ai suoi piedi simile ad un coccodrillo.
Nel sec. IX Teodoro era l’unico santo con questo nome, ma poi appare un altro Teodoro non più soldato ma generale il quale sarebbe morto ad Eraclea al tempo di Licinio il 7 febbraio e anche lui
Sepolto ad Euchaite il 3 giugno. Questo sdoppiamento dell’unico martire Teodoro generò una doppia fioritura di leggende di cui rimangono relazioni in greco, latino e altre orientali e influirono a loro volta nei giorni delle commemorazioni.
Nei sinassari bizantini il T. generale è ricordato l’8 febbraio mentre il soldato il 17 febbraio.
Nei martirologi occidentali invece il generale è ricordato il 7 febbraio e il soldato il 9 novembre.
A volte compaiono tutti e due insieme in mosaici o affreschi riguardanti santi militari.
Comunque trattasi della stessa persona commemorata in due giorni diversi.


Domenica 17 agosto 2008 presso la Sala Consiliare del Comune di San Mango sul Calore si inaugurerà la Mostra di pittura ad olio e digitale del prof. Guido Marena.
Se volete avere un'anteprima delle opere del prof. Marena, visitate il suo spazio su YouTube al seguente indirizzo:

http://www.youtube.com/user/GUIDOMARENA



La quarta settima d'agosto a San Mango si terrano i "GIOCHI SENZA FRONTIERA"! Forse piu' "senza frontiera" saranno "senza persone" che parteciperanno!


Fra meno di un anno si ritornerà alle urne per eleggere il nuovo Sindaco!! In quest'anno se ne vedranno e diranno delle belle! Sai quante caz.... si sentiranno per strada! E sai quanti "carbonari" inizieranno a teserre ragnatele di false promesse e intrecci varii!! Io comunque mi divertiro' un sacco! Mi piace l'atmosfera tipica della campagna elettorale!

p.s. "Io ho anche un'idea per promuovere una lista civica dal nome.. Curiosoni...Vi svelero' il nome della lista fra qualche mese..o fra qualche giorno..Chi lo sa'..Seguitemi sul blog e ne vedrete delle belle!


Nel paese dei "mangiafico" non si fa nessuna iniziativa in merito all'orgoglio nostrano che appunto rappresenta il fico! Quest'anno non si farà purtroppo la "sagra dei fichi" (unico evento che faceva affluire dai paesi limitrofi e non solo centinaia di persone). Se uno perde le tradizioni del passato...non avrà certo un futuro... Lasciamo da parte l'orgoglio e l'astio e uniamo le nostre forze!! San Mango puo' e deve risorgere!


Domenica 27 luglio 2008 si terrà a San Mango la famosa "Cavalcata di Sant'Anna" (con tipico lancio dei confetti per tutte le vie del paese, fino a giungere alla Cappella di Sant'Anna). Siete tutti invitatati!

p.s. "Negli anni i cavalieri si sono ridotti sempre di piu'... mi sa che sono rimasti solo i cavalli!!"


Ma che fine ha fatto la PRO LOCO di San Mango?? Mi sa che dobbiamo ribattezzarla con il nome di "FU LOCO" !! :-)


A quanto vedo...non siamo molto simpatici in giro! Questa foto l'ho scattata ad Avellino. Se volete sapere il posto preciso dove l'ho scattata, contattatemi tramite mail e vi deluciderò in merito. Sapete, è un'emozione vedere dal vivo con i propri occhi questo "murales" !!


A San Mango, da qualche mese a questa parte, si riunisce ogni fine settimana il Senato!! Siamo o non siamo la CAPUT MUNDI?

Se volete assistere ad una seduta del Senato, bastare recarvi in Viae Cesarum Battistorum!

 

Senatus PopulusQue Santomanghese


F I C O

Originario dell'Asia, il fico è una pianta tipica delle zone con clima subtropicale, e la sua diffusione è oggi estesa anche alla maggioranza dei paesi del bacino mediterraneo

Il fico comune (Ficus Carica) appartiene alla famiglia delle Moraceae, è una pianta tipica dei climi subtropicali e da tempo immemorabile diffusasi anche nell'area mediterranea. L'appellativo “Carica” sembra far riferimento a una regione dell'Asia Minore - la Caria - che si trova in Anatolia, l'odierna Turchia. Apprezzato fin dai tempi biblici, le foglie di fico furono il primo “indumento” della storia. Si legge infatti nella Genesi 3,7 «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture». Il Fico è una pianta molto resistente alla siccità, vive nella stessa area della vite e dell'olivo, ma non sopporta temperature inferiori a -10° C, terreni argillosi ed eccessivamente umidi. Il fico ama climi caldi, terreni calcarei, sassosi e ben drenati. La pianta si presenta con un apparato radicale molto espanso e assai invasivo, particolarmente efficace nel ricercare l'acqua. Se state progettando un giardino, prima di scegliere la dislocazione del fico, tenete conto che le sue radici possono facilmente penetrare cisterne, condotti e scantinati.

Il robusto tronco grigiastro può far arrivare la pianta fino a otto metri di altezza. Esistono due subspecie: ficus carica sativa (fico domestico) e ficus carica caprificus (caprifico o fico selvatico). Il fico domestico produce due tipi di frutti: i “fichi primaticci” che si formano in autunno e maturano in tarda primavera e i “fichi veri” quelli che si formano in primavera e maturano in estate. Le cultivar del caprifico sono limitate a qualche decina, mentre quelle del fico domestico qualche centinaia; molte di queste sono antichissime e si contano inoltre varietà locali e spesso poco note. La produttività di un albero dipende dal clima, dall'umidità e dal terreno su cui vegeta. In un terreno sciolto, fresco e profondo si può arrivare a ottenere anche 4 o 5 quintali per pianta, mentre in un terreno roccioso si arriva a qualche chilogrammo. Il fico inizia a produrre frutti dopo il quinto anno di vita e continua fino al sessantesimo, quando la pianta muore rapidamente.


Breve Storia del Fico

La scoperta dei ricercatori Ofer Bar-Yosef dell'Università di Harvard, Mordechai E. Kislev e Anat Hartmann della Bar-Ilan University, sembra riscrivere le origini dell'agricoltura. La scoperta è stata fatta in Israele, in un sito archeologico situato nella bassa valle del fiume Giordano, pochi chilometri a nord di Gerico e denominato “Gigal I”, abitato circa 11.400 anni fa. Questi ricercatori hanno scoperto in questo luogo nove piccoli fichi e 313 piccole parti di frutto ormai carbonizzati dal tempo ma, secondo gli studiosi, questi erano in realtà preparati per essere consumati in seguito. La scoperta dimostra che i fichi erano coltivati circa cinquemila anni prima di quanto si pensasse e un migliaio d'anni prima di grano e orzo.

Gustosi, dolci e nutrienti, i fichi sono fra i frutti più antichi che si conoscano

L'origine del fico sembra essere l'Asia Occidentale oppure, secondo altri, il Medio Oriente. È comunque una pianta dalle origini remote, molto apprezzata da tutte le popolazioni dell'antichità, non solo per il suo gusto particolare, ma anche per il suo valore simbolico. La storia è infatti ricca di testimonianze artistiche, religiose e letterarie riguardanti il fico. Nel vecchio Testamento viene citato spesso come simbolo di abbondanza. In India è un albero sacro, l'Asvattha (albero cosmico), tuttavia è bene ricordare che si tratta di un'altra pianta, il “Ficus Religiosa”. Esistono numerose varietà dell'albero di fico e non tutte producono frutti, come ad esempio il “Ficus Benjamin” (Ficus Benjamina), la nota pianta d'appartamento dalle grandi foglie lucide.

Nell'antica Grecia il fico era protagonista di molti miti, spesso a carattere erotico. Era considerato un albero sacro in quanto albero primordiale, pianta sacra al dio Dioniso, poiché i greci attribuirono a questo dio la nascita del fico. Nel V Secolo a.C. il medico greco Ippocrate cita nei suoi scritti il caglio animale come alternativa a quello di fichi. Lo stoico Zenone di Cizio era un grande estimatore di fichi, lo era anche Platone, tanto da vedersi attribuito il soprannome di “mangiatore di fichi”. Oltre ad esserne particolarmente ghiotto, Platone li raccomandava infatti anche ad amici e studenti per rinvigorire l'intelligenza. I Greci utilizzavano il lattice di fico per far cagliare il formaggio. Omero scrive che il ciclope Polifemo produceva formaggi nella sua grotta, probabilmente utilizzando anche succo di fico per far cagliare il latte. Aristotele documenta la tecnica della coagulazione del latte con il succo di fico e con caglio di origine animale.

La virtù e la gradevolezza del fico seducono gli antichi Romani, anche per loro diviene pianta sacra così come l'ulivo e la vite. Publio Ovidio Nasone racconta che in occasione del capodanno era usanza offrire, ad amici e parenti, frutti di fico e del miele come augurio per il nuovo anno. Secondo Plinio mangiare fichi «aumenta la forza dei giovani, migliora la salute dei vecchi e riduce le rughe». I fichi erano un alimento amato da atleti e convalescenti, grazie all'apporto calorico e alla facile digeribilità. Fra le antiche popolazione che si nutrivano di fichi si ricordano inoltre Etruschi e Fenici.


Le Proprietà del Fico

Alcuni ricercatori della North Carolina Agricultural and Technical State University sostengono che mangiare fichi fa molto bene alla salute, in quanto possiedono proprietà antimicrobiche. I ricercatori sono arrivati a tale conclusione dopo un esperimento che consisteva nello studiare lo sviluppo di due tipi di batteri nell'estratto di fico: l'Escherichia Coli e la salmonella. Sono state preparate delle soluzioni contenenti Escherichia Coli e salmonella e in alcune di queste sono state aggiunte fette di fico. Dopo 24 ore di incubazione, i campioni contenenti fette di fico registravano una diminuzione consistente dei batteri, mentre gli altri registravano un andamento contrario. Questa scoperta avvalora e conferma una delle famose “ricette della nonna” così diffuse nei paesi del mediterraneo, che ancora oggi suggerisce di usare i fichi come rimedio per la costipazione, ferite della bocca e bronchiti.

Nonostante i fichi siano molto dolci, in realtà contengono solo 47 kcal per 100 grammi, molto meno dei mandarini e dell'uva che ne contengono 70 per ogni 100 grammi. Hanno un indice di sazietà medio e possono causare allergie nei soggetti predisposti. I frutti freschi regolarizzano la secrezione gastroduodenale e se assunti in quantità eccessive hanno un effetto lassativo. È bene ricordare che i fichi freschi vanno consumati rapidamente poiché tendono a fermentare piuttosto rapidamente. Il lattice che sgorga dai tagli dei frutti immaturi e dai rametti giovani contiene due enzimi: l'amilasi e la proteasi. Il lattice viene usato - per uso esterno - per eliminare calli e verruche grazie alla sua azione caustica ed è irritante per la pelle. I frutti secchi - ricchi di vitamina A e B, ferro, potassio e fibre - possiedono elevate quantità di zuccheri e proteine, hanno inoltre proprietà emollienti ed espettoranti.

A livello industriale viene posta molta cura nell'individuazione del periodo migliore per raccogliere i frutti. Il fico arresta la maturazione subito dopo il raccolto e la scarsa attitudine alla conservazione impongono una cautela particolare. L'altra fase della lavorazione da trattare con particolare attenzione è il raccolto: i fichi devono avere assolutamente il peduncolo attaccato ed essere giunti alla stessa fase di maturazione. I fichi bianchi sono quindi separati da quelli colorati, e durante l'intero processo di lavorazione si farà particolare attenzione all'integrità della buccia. La fase di essiccazione può iniziare sull'albero oppure subito dopo la raccolta. Nel secondo caso i fichi vengono essiccati interi oppure aperti in due, posti in graticci con il peduncolo rivolto verso l'alto, distanziati in modo tale da evitare il contatto. Ogni giorno vengono girati così da assicurare un'essiccazione omogenea. Durante questa fase è indispensabile proteggere i frutti dal contatto con insetti che possono depositare impurità o uova.

Quando la fase di disidratazione è terminata, i fichi vengono disinfettati in autoclave. Un fico raggiunge la fase di essiccazione ottimale dopo aver perso circa il 30-35% d'acqua. I fichi secchi possono essere usati in vari modi: uniti con altra frutta secca, caramellati, glassati con cioccolato e trovano un largo impiego in pasticceria. I fichi secchi che si trovano in commercio, sono talvolta conservati con l'ausilio di anidride solforosa, pertanto è bene leggere attentamente l'etichetta così da potere scegliere quelli senza conservanti. In cucina il fico può essere consumato fresco oppure essiccato, trasformato in marmellata o in sciroppo, tostato e macinato come surrogato del caffè oppure usato per la produzione di alcool.

La produzione casalinga dei fichi secchi non è complicata. Procuratevi dei fichi interi e ben maturi, tagliateli in due nel senso della lunghezza fino al picciolo senza separare completamente le due parti. Disponeteli in un graticcio a essiccare - protetti da un telo per evitare il contatto con gli insetti - e ritirateli in casa durante la notte. Se non avete la possibilità di tenerli all'aria aperta, potete, dopo averli tagliati, metterli in forno a 100° C fino a quando non assumono un bel color dorato. Si conservano in una sacchetto di tela, in luogo fresco e ben areato.

p.s. Ma Platone era di San Mango allora!! Non lo sapevo!! Anche lui un "mangiafico"!! E poi capisco perchè io da buon sammanghese... A buoni intenditori... poche parole!! :-) E poi vi siete mai chiesti perchè si dice: "Quel ragazzo è veramente un fico! (per indicare che è un bel ragazzo, di piacevole aspetto). La risposta nella prossima puntata! :-)

Questo spazio dedicato a tutti i cultori del fico (i MANGIAFICO insomma! :-) è ancora in fase di allestimento. Vi prometto che al più presto però sarà completato e ricco di argomentazioni. Un saluto a tutti i mangiafico di San Mango!! Mi raccomando: VOTATEMI!!!


·